Autonomia differenziata ai margini del dibattito pubblico

    Ci sono atti legislativi e governativi, come quelli sulla autonomia differenziata, che restano ai margini del dibattito pubblico, ma avanzano silenziosi, furtivi, e nella distrazione generale mettono in moto meccanismi che producono effetti profondi e duraturi

    Un caso del genere si presenta oggi in Italia. Il Recovery fund ha monopolizzato l’attenzione, lasciando qualche residuo spazio solo ai temi a cui i partiti maggiori affidano le proprie fortune elettorali.

    Sta passando sotto silenzio l’attuazione della cd autonomia “differenziata”, introdotta in Costituzione nel 2001, con la riforma del Titolo V. Essa prevede la possibilità, su richiesta della Regione interessata, di ottenere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” in ben 23 materie, di cui 20 attualmente soggette a legislazione concorrente Stato – Regioni, e tre attualmente di esclusiva competenza dello Stato.

    L’autonomia differenziata è richiesta finora da tre sole regioni, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, che però verranno prevedibilmente seguite dalle altre quando venisse attuata. Evento ormai dato per imminente, poiché il cosiddetto “decreto Boccia” è stato posto dal DEF, da poco approvato dal governo, tra i provvedimenti che ne fanno parte.

    Autonomia per convergere, non per contrapporre

    L’autonomia delle comunità locali, prevista dalla Costituzione del 1948 all’articolo 5, è un bene prezioso in quanto nasce da presupposti e finalità molto diversi, anzi opposti, rispetto all’autonomia differenziata voluta dalle tre regioni settentrionali.

    E’ un’autonomia per convergere e unire, non per contrapporre.  L’autonomia differenziata voluta da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna ha invece l’esplicito intento di permettere alle tre regioni più forti economicamente di mettere a loro disposizione, più di quanto non si stato fatto finora, le risorse dell’intera nazione, affinché esse possano continuare a correre e ad affermarsi sui mercati mondiali. Un’autonomia che dividerà il paese, accentuerà le disuguaglianze territoriali, nonché la strutturazione gerarchica della società e dello stato italiano.

    Sono state ampiamente discusse le conseguenze e i pericoli dell’autonoma differenziata, per i diritti dei cittadini e per l’unità della Repubblica. Rinvio per questo all’ottimo No alla secessione mascherata, ecc. del Comitato per il ritiro di ogni autonomia differenziata, ecc.

    La Repubblica ha ancora valore?

    Qui desidero solamente sottolineare un punto che forse non ha avuto lo sviluppo che merita. Con l’autonomia differenziata viene sancito ufficialmente che l’unità della Repubblica cessa di essere un valore positivo. Essa diventa un fardello di cui liberarsi.

    Sotto la spinta devastante dell’individualismo competitivo del trionfante capitalismo lo sgretolamento delle società civili dell’Occidente riceve un impulso formidabile, per vie diverse secondo i paesi.

    L’autonomia differenziata è la via italiana alla piena dittatura dell’economia del profitto, dominata dal capitale finanziario. Resteranno gli Stati e i loro apparati l’unico collante di aggregati umani tenuti insieme dalla paura, fortemente gerarchizzati, guidati non dalle leggi, ma dalla volontà arbitraria di capi carismatici.

    Questi a loro volta sono espressione dei grandi proprietari che controlleranno le principali risorse: acqua, terreni fertili, miniere, risorse energetiche, e soprattutto disponibilità finanziarie.

    Aumentano le diseguaglianze

    Le diseguaglianze, nome oggi usato per nascondere l’esistenza delle classi sociali, saranno ancora di più viste come la colpa dei perdenti nella gara destinata a selezionare i più adatti, secondo la mistificante, correlata ideologia meritocratica. Si avvererebbe la previsione di von Hayek in La via della schiavitù (1944), per ragioni opposte, però, a quelle da lui teorizzate. Ossia attraverso la vittoria completa dell’illimitato potere dei grandi magnati della finanza privata, invece del temuto (da Hayek, non senza fondate ragioni) strapotere delle burocrazie addette alla pianificazione centralizzata dell’economia.

    Entrambe le strade percorse dalle élite (liberalismo e statalismo) conducono alla schiavitù. Sta ai popoli trovare e percorrere quella della giustizia e della libertà. A partire dal contrasto a tutte le “riforme” che incentivano il lato oscuro del comunitarismo: la chiusura e la contrapposizione, e ancora più spesso l’oppressione esercitata sugli altri.

    Pino Cosentino

    Genova, 16 maggio 2021