Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Sì.

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Sì.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Se puntano a unire tutti i progressisti sì, ma non serve un nuovo partitino.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?

    Come ho detto con azioni volte ad unire e a far pronunciare le forze progressiste… che già vi sono dai 5S, PD, Leu, sinistra (Rifondazione, Verdi, se ci stanno) … movimenti.

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Considero utile avere più sedi di confronto ed elaborazione sui temi della cura e dei diritti.

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario di Claudio Culotta

    1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Credo che sia utile e necessaria. Gli inconvenienti che denunciamo penso che siano inerenti allo strapotere delle esigue minoranze degli ultra ricchi a livello globale. Pur costituendo delle esigue minoranze, gli ultra ricchi riescono a far prevalere i propri interessi, condizionando le scelte politiche degli stati e degli organismi internazionali. A questo si aggiunge che molti, pur non essendo ultra ricchi, non sono disposti a rinunciare ai privilegi che comunque hanno rispetto alle moltitudini di chi è ancora meno ricco, o addirittura povero o poverissimo. Su questo fa leva il populismo. Inoltre ci sono molte persone che credono nella “meritocrazia” e quindi nella libertà che ciascuno avrebbe di provare a migliorare, con l’impegno personale, la propria condizione economica

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Penso che l’aspetto negativo non sia il profitto in sé, quanto la tendenza alla massimizzazione del profitto, anche a scapito di esternalizzazioni negative, quali i danni all’ambiente, alla dignità dei lavoratori e alla salute di tutti. L’idea della cura non mi sembra che si possa definire come alternativa rispetto a quella del profitto. Piuttosto è alternativa al comportamento di chi, pur di massimizzare il proprio profitto, è disposto a danneggiare gli altri o l’ambiente. Inoltre l’idea della cura, intesa come lavoro in cui prevale il “valore d’uso”, può essere alternativa al lavoro salariato, in cui prevale il “valore di scambio”.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Sì, lo ritengo giusto e condivisibile, anche se credo che sia sempre necessario essere disposti a confrontarsi apertamente con chi la pensa in modo diverso. Ad esempio con chi pensa che la libertà (compresa quella di iniziativa economica) abbia più valore dell’equità, o che il benessere economico – se è il risultato dell’impegno personale e quindi del “merito” – sia sempre legittimo.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

    Sì, sono interessato. Dal punto di vista contenutistico, spero che ci sia sempre la disponibilità di ascolto reciproco, anche quando vengono proposte idee apparentemente troppo divergenti rispetto a quelle della propria tradizione politico-culturale. Mi riferisco, ad esempio, alla difficoltà di dialogo che si riscontra talvolta tra chi proviene da una matrice politico culturale di sinistra e sindacale, rispetto a chi invece sostiene idee che appartengono alla cultura della decrescita.

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Secondo me alcuni temi non hanno ancora trovato spazio sufficiente all’interno della discussione della società della cura. Uno è il tema della decrescita, cioè la riduzione selettiva e controllata della produzione e dei consumi di molte merci, soprattutto in alcune aree del mondo (ma comunque, seppur in misura minore, in tutto il mondo).
    Un altro punto sul quale, secondo me, c’è ancora insufficiente consapevolezza è quello dell’assoluta priorità della questione climatica e ambientale. La riduzione della CO2 non va intesa solo come riduzione delle emissioni di CO2 (sviluppo sostenibile), ma come riduzione dello stock di CO2 presente in atmosfera. Per questo credo che sarebbe necessario dare maggior spazio ai movimenti agroecologici (salvaguardia del suolo fertile, che potrebbe sequestrare grandi quantità di CO2, ma che è minacciato dall’agroindustria) ed anche alla proposta (sostenuta, che io sappia, da Stefano Mancuso) di piantare nei prossimi anni mille miliardi di alberi a livello mondiale.

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario anonime

    1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    La domanda, posta ad un interlocutore (io) che nella società attuale si trova in posizione di privilegio, rende difficile una risposta che non sia sostanzialmente ideologica. In altre parole: “la mia realtà, in termini di collocazione sociale, amicizie, grado di cultura etc. non mi appare sostanzialmente negativa. Anzi. Mentre la realtà esterna, a partire dalla ferocia in cui vive una parte enorme dell’umanità (ferocia che io non sperimento ma che riesco ad immaginare e condannare), mi appare obbligatoriamente migliorabile”. La parola “obbligatoriamente” nasce dall’osservazione di quanto è stato fatto nel passato per rendere migliore la vita di un numero sempre maggiore di persone. Ritengo d’altra parte che questa prospettiva, sostanzialmente ottimistica, debba scontrarsi con la “potenza di fuoco” di chi da quel miglioramento non trarrà la conferma del suo stato attuale di privilegio. Sugli altri abitatori del pianeta sono pieno di curiosità scettica (il lupo e l’agnello), condita di strane visioni di un futuro possibile in cui sarà espulsa la violenza anche dalla natura; con buona pace di chi ritiene la natura intrinsecamente buona.

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Rispondo di sì a entrambe le domande.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Il numero di persone potenzialmente favorevoli alla società della cura rappresenta la stragrande maggioranza dell’umanità. La forma del partito non è, a mio modo di vedere, capace di trasformare quella maggioranza potenziale in maggioranza effettiva. Penserei alla società della cura non come ad una forza organizzata ed individuata in maniera simile ad un partito tradizionale (con la necessità di affannarsi a mostrare in quanto ci si distingue dagli altri “concorrenti”), quanto piuttosto come ad una sorta di “massoneria” che si infila dappertutto (come quella là, che di efficienza ne ha dimostrato un mucchio); forse un riferimento meno urticante potrebbe essere quello ad una realtà come sant’Egidio,

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

    Sono interessato, a patto che la convergenza sia “parallela” (grande Aldo Moro, che utilizzava concetti di geometria non euclidea). La convergenza, tout court, di soggetti anche quasi totalmente concordi ha provocato l’implosione del PD. Rimanere diversi e scoprire le proprie affinità è meglio che sposarsi e scoprire le proprie reciproche incompatibilità. Per essere più espliciti penso alla varietà delle posizioni del mondo cattolico; alla incompatibilità su alcuni temi tra mondo cattolico ed una parte del mondo laico; alla potenza che si potrebbe raggiungere su alcuni temi non divisivi (dignità della persona, “non fare parti uguali tra disuguali”, lotta contro il neo liberismo, pacifismo ed internazionalismo..)

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Verranno con il tempo. Per adesso ho già fatto abbastanza fatica a rispondere alle precedenti domande.

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario di Marco Parisi

    1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Direi che è una idea necessaria nel momento in cui l’esistenza delle persone e degli abitanti di questo pianeta risulta essere prevalentemente un esperienza negativa fondata su valori discutibili. Sicuramente bisognerebbe cercare di cambiare qualcosa di fondamentale, quindi i valori che modellano un sistema che riproduce e reitera in modo abnorme gli “errori”. E’ soprattutto un problema di “radici”, di “metabolismo” (misura-qualità-quantità-tempo), di “ambiente e relazione”… di senso delle cose.

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Non so se “cura” come termine sia adeguato, non mi convince del tutto ma comunque condivido il senso del discorso che si sta cercando di portare avanti. Preferisco forse “vecchie parole” come socialismo, ecologismo e ambientalismo, comunismo e comunitarismo, emancipazione, libertarismo o anarchia, nichilismo, antispecismo, soprattutto in alcune loro declinazioni. 

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Si può provare a vedere cosa viene fuori. Finché c’è vita c’è speranza. Centri di aggregazione sociopolitica intorno a determinati valori e qualche forma di organizzazione ci vogliono. Il problema è trovare il modo di progettare e di fare crescere  una o più realtà senza mettersi reciprocamente i bastoni tra le ruote, usando il tempo e le risorse in modo costruttivo e utile. Facendosi capire e capendo. Non è facile “mediare” tra la complessità e la semplicità, tra i tempi individuali e quelli collettivi, tra stato delle cose ed idee.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?

    No so. Forse sì, in particolar modo se  la maggior parte dei miei “compagni di strada e di lotta” aderissero e si concentrassero in quel tipo di percorso. In generale faccio fatica ad entusiasmarmi ed anche a condividere tutte le analisi soprattutto in termini di metodo effettivo e teorico. A volte penso che dovrei iscrivermi a Rifondazione oppure a Potere al Popolo ma ho delle riserve importanti in tutti e due i sensi. Credo che comunque sarebbe importante e fondamentale… primario… costruire dei comitati politici territoriali capaci di discutere ed attivarsi in vario modo sui temi sociali, politici ed ambientali e di aggregare le tante anime sparse della sinistra orfana o mezza orfana, critica o mezza critica…

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Fate questionari, discuteteli, ragionateci e magari poi raccontateci qualcosa.

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario di Vincenzo Censuales

    1. E’ utile/necessaria inutile/dannosa l’idea di una società̀ alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità̀, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Che domanda filosofica! Giusto l’altro giorno leggevo su una rivista di parole crociate (non scherzo) del concetto platonico dell’intreccio tra caso, volontà divina e azione dell’individuo nel determinarsi delle cose umane. Si diceva, se il pilota nella tempesta non cerca e/o non sa come cercare il Porto non deve dare tutta la colpa al fato (che non l’ha spinto nella giusta direzione) o al divino (che gli ha inviato la tempesta) se naufraga.
    È evidente che il nostro destino dipende anche (direi in larga misura) dalle scelte e dalle azioni più o meno consapevoli che facciamo e/o che subiamo a causa di scelte o azioni di altri. L’insieme di questi aspetti determinano il modello sociale che è possibile definire “caratteristica sistemica” come suggerito dalla domanda, non c’è nulla di casule e gli errori dei singoli non sono che un aspetto di ciò. Non vedo contrapposizione né diarchia.
    Rispondo quindi convinto che sì, la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta (o almeno di molte delle specie evoluitesi negli habitat odierni) dipende dalla caratteristica sistemica presente e che quindi questa può essere modificata (si modifica, come sempre avvenuto, anche senza alcuna volontà razionale, in ogni caso).
    Sul concetto di miglioramento ci sarebbe a lungo da dire: esser riusciti a sottrarci, come specie umana, alla selezione naturale – tanto da aumentare il nostro numero in modo esponenziale – fino a che punto è definibile un miglioramento?

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società̀ esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Alla prima domanda rispondo di sì. Certo, la nostra società è alquanto complessa e quindi i fattori che la determinano sono molti ed a volte conflittuali tra loro. Il profitto – che agisce da molti millenni – negli ultimi due secoli ha visto accrescere il suo peso e negli ultimi decenni ha assunto un carattere predominante che tende a spazzare gli altri fattori, anche se ancora non è totalizzante né a livello planetario né nel nostro “primo mondo”. Ma non cedo che ci si chieda di approfondire questo aspetto.
    Interessante avvicinare per un confronto il fattore “cura” per tentare di gettare luce sul fatto che anche nel nostro mondo molto si basa sull’impiego di questo fattore.
    Non è molo presente nell’ambito delegato alle donne (cura della casa, cura dei figli, cura degli anziani, cura dei rapporti sociali di vicinato, ecc.) ma è una rete che sostiene un po’ tutto e tutti se pensiamo alle relazioni amicali, sportive, culturali, ecc.
    In ogni caso, mettere in antitesi i due fattori se può apparire più semplice ed anche un po’ consolatorio, può far correre il rischio di andare a sbattere contro il muro della propaganda avversa (volete mica tornare al lume di candela ed alle carrozze a cavallo).
    Più in generale, è sempre bene tener conto che la complessità governa il mondo e quindi la semplificazione che il profitto è cattivo e la cura invece buona non è un buon viatico.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società̀ della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Bisogna vedere cosa si intende per progetto politico.
    Personalmente sono quasi tre decenni che agisco in organizzazioni che politicamente ed operativamente si pongono l’obiettivo di migliorare la nostra società. E siccome tutto è stato fatto con il volontariato, posso dire di aver agito secondo il fattore della cura piuttosto che quello del profitto; ma riconosco l’utilità di aver anche dei “professionisti” e delle risorse economiche e che con la sola cura si hanno obiettivamente maggiori difficoltà ad agire.
    E ritengo sempre un’opportunità da esplorare quando si mettono in campo proposte che cercano di mettere insieme esperienze diverse. Non è la prima, non sarà l’ultima.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società̀ della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

    Ho partecipato a molte reti (tematiche, di scopo, di genere, alcune anche di metodo, come mi pare voglia essere questa proposta.) che tentavano di “unire gli sforzi”, a volte con buoni risultati altre volte meno.
    L’efficacia di questo genere di cose dipende da molti aspetti, che vanno dai contesti d’azione, dai partener (politici, sociali, ecc.) fino all’evoluzione dei contesti stessi.
    Ritengo, come ho già avuto modo dire, che seppur avendo ben presenti quali siano i fini ultimi che ci si pone (e che questi siano chiaramente dichiarati e condivisi) le modalità di azione debbano esser il più concrete e puntali possibili. Più le cose che si fanno sono precise e più si contiene il rischio di prestarsi ad un vuoto gioco assembleare in cui parolai e discorsi astratti rendano la cosa inconcludente e fine a se stessa.
    Agire su cose concrete, inoltre, aiuta a smascherare politicanti ed amministratori furbastri e, soprattutto, dà la possibilità di arrivare alle persone non attiviste, parlando di cose e problemi che interessano loro direttamente.

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    È forse possibile e necessario investire ulteriore tempo sui nessi tra profitto e cura e sul concetto di caratteristica sistemica ma i dettagli si dovranno affinare con il lavoro.
    Ripropongo che si scelgano alcuni argomenti e si ipotizzino alcune azioni concrete e da ciò si parta.
    Ah, il lavoro nella mia Associazione non manca quindi il possibile tempo eventualmente da dedicare a questa proposta è quello che è…

    Risposte al questionario di Paolo Putrino

    Risposte al questionario di Martino Manzano

    1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Ovviamente, per me, NECESSARIA senza l’utile. Viviamo in una società profondamente ingiusta, iniqua e sempre  più disumana. Il problema parte dall’istruzione, sempre più degradante, più che istruzione dovremmo parlare di “distruzione” delle capacità critiche e cognitive dei giovani e quindi di tutta la società. Il problema è il sistema. Bisogna RIVOLUZIONARE tutto il sistema: Scuola, informazione, politica, giustizia, sistema produttivo, burocrazia, salute, trasporti. Occorre etica, coraggio, meritocrazia, buona volontà, solidarietà. Questi son i valori delle persone che devono ricoprire i ruoli chiavi nelle istituzioni pubbliche. Bisognerebbe azzerare tutto e ripartire dai questi valori. La COSTITUZIONE può essere un’utile faro per guidarci fuori da questa tempesta.

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    No, secondo me il tratto caratteristico della nostra società è la MENZOGNA, ‘L’IPOCRISIA, L’INGIUSTIZIA. Il profitto non è sbagliato in sé, penso che sia giusto trarre profitto dalle proprie fatiche, ma trovo ingiusto la ripartizione della ricchezza. Pertanto l’idea della cura non è sbagliata, ma io contrapporrei all’idea di profitto a cui fai riferimento, il GIUSTO PROFITTO, non può esistere un eccessiva diseguaglianza che non consenta a taluni di sopravvivere dignitosamente.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Si, assolutamente utile. La politica è l’unica alternativa allo status quo e alla violenza e deve assolutamente tornare ad essere al centro della società. La politica dei migliori, non dei corrotti, dei “lecchini” e dei codardi, com’è oggi.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?

    Non lo conosco bene, ma ad intuito direi di si. Immagino si tratti di ricercare un’unione tra movimenti popolari affini. E’ senz’altro indispensabile percorrere questa strada, per unire il popolo e trovare le persone più adatte a ricoprire determinati incarichi. Creare un movimento che abbia un peso numerico e politico importante. Sono interessato e nel mio piccolo sto già ricercando questo tipo di approccio, ovvero parlare e conoscere quanti più attivisti possibile. CONTENUTI: rivoluzione pacifica e democratica, creazione di centri culturali, istruzione, informazione, giustizia, economia( moneta e sistema produttivo), trasporti e ambiente, politica, democrazia, costituzione, tassazione, ammortizzatori sociali, burocrazia, salute e benessere. ORGANIZZAZIONE: democrazia, partecipazione e meritocrazia.

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Non demordere. Cercare di unire i movimenti e le persone “risvegliate”. Organizzare eventi di dibattito e approfondimento in piazza, possibilmente assieme ad altre realtà di attivisti, possibilmente anche con una parte ludica e ricreativa, tipo musica, spettacoli di giocoleria, di teatro, workshop per bambini. Per cercare di attirare l’attenzione degli ”indifferenti” e dei giovani. Imparare ad accettare anche chi la pensa diversamente. Evitare lo scontro e l’insulto, promuovendo l’ascolto e il dialogo.
    Non mi dilungo oltre. Chiudo dicendo che Sabato scorso, 24 Luglio, c’è stata una bellissima manifestazione a cui ho partecipato. Completamente disorganizzata ma incredibilmente, per me, ben riuscita. L’idea è di continuare a vedersi tutti i sabati pomeriggio alle 17:30 o anche prima, per dare un seguito a ciò che è “accaduto”. Cercando però di organizzarsi sempre meglio. Passare, gradualmente, dalla protesta alla proposta.