Dal “Washington consensus” ad un mondo multipolare

    Dalla fine del XX secolo fino alla grande crisi finanziaria del 2006-08 è stato possibile guardare al mondo come a una realtà unitaria, sotto l’egida del “Washington consensus”. In seguito è emerso un mondo multipolare. La globalizzazione aveva coinvolto tutti, e tutti, in primis Cina e Russia, erano ansiosi di essere accettati nelle sue istituzioni, formali come il WTO, o informali come il G8. L’accettazione universale di un unico modello sociale, quello capitalistico, sembrava aver eliminato ogni conflitto tra stati, tranne pochissime pecore nere, al bando della comunità internazionale (Cuba, Iran, al Qaeda, i talebani in Afghanistan…).

    Si poteva quindi teorizzare un mondo multipolare governato da una classe capitalistica transnazionale, formata prevalentemente da cittadini della superpotenza egemone1.

    L’aumento dei miliardari anche al di fuori dell’Occidente

    Se consideriamo, per es., i miliardari in dollari, la più autorevole fonte, Forbes, nel 2001 ne conta 490, di cui 266 statunitensi, pari al 54%. Nel 2021 i miliardari USA risultano 724 su 2775, pari al 26%. E mentre nel 2001 i cinesi della Repubblica Popolare erano 1 in tutto, nel 2021 sono ben 626, pari al 23%. Sommando loro i miliardari di Hong Kong, si arriva a 697, quasi pari con gli USA. Secondo un altro centro studi, Hurun, la Cina avrebbe già superato gli Stati Uniti: 1058 a 896; anche togliendo Taiwan il risultato cambia di poco.

    Oggi siamo di fronte ad un mondo multipolare, o per lo meno bipolare, e sulla scia della Cina molti altri stati sono al di fuori della sfera di influenza USA.

    L’appartenenza nazionale ha ripreso a contare. O per meglio dire, si è dissipata l’illusione del mondo unificato dai commerci e dalla finanza, un unico mercato sottoposto alle stesse regole sotto la guida USA.

    Schieramenti contrapposti, ma accomunati dall’economia capitalista

    Alla rottura geopolitica fa seguito il riposizionamento dei protagonisti dell’economia secondo schieramenti contrapposti. E’ un processo appena agli inizi, ma già si vede con chiarezza il delinearsi di almeno due campi contrapposti, come ai tempi della guerra fredda.

    Certamente esiste un’élite mondiale, ma i magnati dell’economia hanno un ruolo politico molto diverso secondo che siano collocati negli USA e nella loro sfera di influenza, oppure in Cina, oppure ancora in Russia.

    Oggi l’Occidente, sommando America, Unione Europea, Oceania, Giappone, India e altri paesi dell’Africa e dell’Asia, è ancora in grande vantaggio. Ha il controllo degli oceani e degli spazi aerei, vanta una supremazia economica e tecnologica al momento indiscussa2. Ma presenta elementi di fragilità politica che a confronto con la solidità del gigante cinese, guidato da un partito unico monolitico, potrebbero portare con il tempo allo sfaldamento dell’egemonia USA nel proprio campo e a un capovolgimento dei rapporti di forza.

    Ancora una volta si prospetta la sfida tra due diversi sistemi di dominio, uno in cui prevale il potere della ricchezza privata, concentrata in poche mani, l’altro in cui prevale l’autorità dello Stato, anch’essa concentrata in poche mani.

    Le élite e il popolo

    Perciò oggi esistono almeno due élite, ognuna delle quali aspira alla conquista o alla riconquista della supremazia globale. L’economia capitalistica si presenta perciò come pura tecnica, come la forma naturale di ogni economia possibile, in quanto è comune a entrambi i campi. E in entrambi il popolo è escluso, per principio o di fatto, dal potere sulle decisioni pubbliche.

    Per un approfondimento vedi il documento Recovery Planet. pagina 4, paragrafo Democrazia

    Per ulteriori informazioni consulta il Società della cura

     

    1LESLIE SKLAIR, The Transnational Capitalist Class, Malden-Oxford-Carlton 2001 e Globalization. Capitalism and its Alternatives, Oxford 2002.

    2Tuttavia tra i 20 più ricchi nel settore tecnologico 10 sono statunitensi, uno indiano e 9 cinesi (Forbes, World’s Billionaires List. Here are the Richest Tech Billionaires in 2021),