Un articolo di Giovanni Pandolfini, pubblicato su Comune.Info, descrive la vicenda di “Mondeggi bene comune – fattoria senza padroni”.

    E’ possibile leggere l’intero articolo al seguente link: Abitare la terra

    Si tratta di un’esperienza che costituisce un ottimo esempio di convergenza per una Società della cura  Per maggiori informazioni su quest’ultima, consulta il Manifesto Società della Cura

    Di seguito riporto alcuni punti essenziali nella prospettiva di un nuovo modello di società.

    Nell’esperienza Mondeggi bene comune i contadini sono custodi del territorio.

    La vita di un contadino (qualche decina di anni) è poca cosa rispetto alla vita della terra (milioni di anni). La comunità che si autogoverna affida la custodia del territorio al contadino per la minuscola frazione di tempo della sua vita. E lui si impegna a mantenere la terra vitale e in salute per riconsegnarla uguale, o addirittura migliorata, alle generazioni future. Questo semplicissimo meccanismo ha bisogno che la comunità esista e che sia più forte e longeva dell’individuo. Ma ha anche bisogno che la custodia del territorio sia effettuata con metodi contadini e naturali, e svincolata dalle logiche del capitale e del profitto.

    A causa della mancanza, in Italia, di una legge per la tutela della specificità dell’agricoltura contadina, il sistema neoliberista ha espropriato al mondo rurale la libera trasformazione dei prodotti contadini. Queste trasformazioni che sono state consegnate all’industria attraverso leggi e regolamenti che, promuovendo false efficienze e sicurezze alimentari, hanno equiparato il lavoro del contadino a quello della filiera alimentare industriale, ponendolo automaticamente fuori dalla legalità.

    L’esperienza Mondeggi bene comune costituisce un esempio virtuoso di partecipazione democratica

    Inoltre l’esperienza di Mondeggi bene comune costituisce un esempio virtuoso di partecipazione democratica. In modo assembleare e attraverso molte ore di discussione e confronto sono stati scritti alcuni punti di un programma politico e un Manifesto nel quale chiunque è libero di riconoscersi, assumendolo come proprio obbiettivo politico e di vita e mettendolo in pratica. Con la realizzazione di pratiche svincolate dal sistema del capitale e del profitto, contadini e contadine hanno iniziato a condividere sistemi di mutuo aiuto e di autocontrollo partecipato. Inoltre hanno realizzato una presenza in piazze di città e paesi dove incontrare e coinvolgere i cittadini, che nei mercati contadini autogestiti svolgono la funzione di co-produttori, e non semplicemente quella di “consumatori”, come avviene nel sistema dominante.

    Quei mercati sono luoghi dove produttori di cibo sano, locale e nella misura contadina si incontrano e insieme lavorano con gli abitanti dei centri urbani,  per il superamento della contrapposizione in cui si sentono normalmente posti dal sistema della grande distribuzione organizzata del cibo.