1. E’ utile/necessaria o inutile/dannosa l’idea di una società alternativa? Gli “inconvenienti” che denunciamo sono inerenti all’imperfezione della natura umana, alla casualità, a errori di singoli e così via, o rivelano qualche caratteristica sistemica che va modificata per migliorare in maniera significativa la vita degli umani e degli altri abitatori di questo pianeta?

    Credo che sia utile e necessaria. Gli inconvenienti che denunciamo penso che siano inerenti allo strapotere delle esigue minoranze degli ultra ricchi a livello globale. Pur costituendo delle esigue minoranze, gli ultra ricchi riescono a far prevalere i propri interessi, condizionando le scelte politiche degli stati e degli organismi internazionali. A questo si aggiunge che molti, pur non essendo ultra ricchi, non sono disposti a rinunciare ai privilegi che comunque hanno rispetto alle moltitudini di chi è ancora meno ricco, o addirittura povero o poverissimo. Su questo fa leva il populismo. Inoltre ci sono molte persone che credono nella “meritocrazia” e quindi nella libertà che ciascuno avrebbe di provare a migliorare, con l’impegno personale, la propria condizione economica

    1. E’ corretto a tuo parere aver individuato nel profitto il tratto caratteristico della società esistente? L’idea della cura è adeguata come alternativa a quella di profitto?

    Penso che l’aspetto negativo non sia il profitto in sé, quanto la tendenza alla massimizzazione del profitto, anche a scapito di esternalizzazioni negative, quali i danni all’ambiente, alla dignità dei lavoratori e alla salute di tutti. L’idea della cura non mi sembra che si possa definire come alternativa rispetto a quella del profitto. Piuttosto è alternativa al comportamento di chi, pur di massimizzare il proprio profitto, è disposto a danneggiare gli altri o l’ambiente. Inoltre l’idea della cura, intesa come lavoro in cui prevale il “valore d’uso”, può essere alternativa al lavoro salariato, in cui prevale il “valore di scambio”.

    1. Ritieni giusto e condivisibile (non solo “legittimo”, che sarebbe ovvio) che i sostenitori dell’idea “Società della Cura” cerchino di farne un concreto progetto politico organizzandosi e promuovendo iniziative?

    Sì, lo ritengo giusto e condivisibile, anche se credo che sia sempre necessario essere disposti a confrontarsi apertamente con chi la pensa in modo diverso. Ad esempio con chi pensa che la libertà (compresa quella di iniziativa economica) abbia più valore dell’equità, o che il benessere economico – se è il risultato dell’impegno personale e quindi del “merito” – sia sempre legittimo.

    1. Tu sei personalmente interessato al progetto “Convergenza dei movimenti per la Società della Cura”? A quali condizioni contenutistiche e organizzative?  

    Sì, sono interessato. Dal punto di vista contenutistico, spero che ci sia sempre la disponibilità di ascolto reciproco, anche quando vengono proposte idee apparentemente troppo divergenti rispetto a quelle della propria tradizione politico-culturale. Mi riferisco, ad esempio, alla difficoltà di dialogo che si riscontra talvolta tra chi proviene da una matrice politico culturale di sinistra e sindacale, rispetto a chi invece sostiene idee che appartengono alla cultura della decrescita.

    1. Considerazioni ulteriori, libere su questo questionario, sulla SdC e sul da farsi

    Secondo me alcuni temi non hanno ancora trovato spazio sufficiente all’interno della discussione della società della cura. Uno è il tema della decrescita, cioè la riduzione selettiva e controllata della produzione e dei consumi di molte merci, soprattutto in alcune aree del mondo (ma comunque, seppur in misura minore, in tutto il mondo).
    Un altro punto sul quale, secondo me, c’è ancora insufficiente consapevolezza è quello dell’assoluta priorità della questione climatica e ambientale. La riduzione della CO2 non va intesa solo come riduzione delle emissioni di CO2 (sviluppo sostenibile), ma come riduzione dello stock di CO2 presente in atmosfera. Per questo credo che sarebbe necessario dare maggior spazio ai movimenti agroecologici (salvaguardia del suolo fertile, che potrebbe sequestrare grandi quantità di CO2, ma che è minacciato dall’agroindustria) ed anche alla proposta (sostenuta, che io sappia, da Stefano Mancuso) di piantare nei prossimi anni mille miliardi di alberi a livello mondiale.